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STUDIO FAGGIONI

YACHT DESIGN

 

                                                                                  

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De Vlijt

Ketch

30      mt

5,70   mt

140    tons

 

 

    IDUNA   -  1939  -                                                              De Vlijt - Aalsmeer - Olanda

 

TECHNICAL  DATA

Designer

Type                           

L. O. A.                 

Beam max                     

Displacement                                

Quello che da sempre m’ha colpito delle barche restaurate da mio padre e successivamente dallo Studio che ho ereditato, è la loro forma aggraziata o aggressiva o il totale dinamismo che certe linee d’acqua comunicano.

     Nel caso di Iduna è stata la comodità, tipica di barche con forme che oserei definire simpaticamente “lente”, caratteristica più da canali olandesi che da mare aperto.

     La comodità, sia in coperta che, soprattutto, all’interno è indubbiamente il punto di forza di Iduna.

         Questa la mia prima impressione e questa è l’immagine che abbiamo voluto mantenere per gli anni a venire di questo particolare scafo.

         Nei primi mesi del 2000 si inizia a metter mano a questo complesso lavoro di restauro. Il progetto di restauro a 360° andava dall’alberatura al rigging, dal Piano Velico a quello di Coperta e tutti gli interni, Deck House compresa.

          Iduna segna un passaggio fondamentale nella mia vita professionale, funestata proprio in questa periodo dalla scomparsa di mio padre, colui che sempre ho considerato e sempre considererò come il più grande dei Maestri, e non solo nel lavoro. 

         Dal 2000 ad oggi, ho dovuto mettere in pratica l’esperienza e l’insegnamento ricevuto in eredità.

     La perdita di mio padre ha significato anche il cambio radicale della maniera di progettare dello Studio Faggioni che una volta si avvaleva quasi esclusivamente della sua matita.

    Oggi invece il computer è diventato un protagonista fondamentale, anche se non unico dello Studio. Da qualche tempo mio cugino Simone è il Maestro del computer per la realizzazione di tavole sia tecnico – costruttive, su tutto ciò che concerne piano velico, rigging e manovre, che di rendering.

    Io continuo ad elaborare gli interni e tutto ciò che concerne l’immagine della barca, sia all’interno che all’esterno. Il mio metodo di lavoro è ancora a matita per mantenere un filo conduttore con la tradizione dello Studio; da qui i piani generali, disegni di pennellature e prospettive che ora, colorandole a computer segnano il compromesso fra la tradizione e la tecnologia.

È in questo compromesso ed in questo passaggio di eredità che si svolge il restauro di Iduna.

         Su Iduna, più che su altre barche, ho trovato un clima di grande entusiasmo che partendo dall’Armatore, si diffonde a tutti i collaboratori interni (i membri dell’equipaggio) ed esterni in maniera non piramidale ma paritaria.

         Iduna è stata armata a ketch marconi e a tale scopo si sono ricostruiti ex novo i bomi, l’albero di mezzana ed il bompresso per sostituire quello di ferro esistente. L’albero di maestra invece era ancora in discrete condizioni ma di sezione rettangolare; si decide così di recuperarlo, smagrendolo ed aggiungendo due “guance” laterali di legno di douglas per farlo diventare tondo di diametro, come la nuova mezzana.

     A completamento dell’alberatura si sono disegnati integralmente tutti i collari, realizzati in acciaio inox Aisi 316 L, crocette, pennaccini, cavigliere, picco di carico e asta di posta.

     In coperta, analizzati gli ingombri aggiunti nel corso dei decenni, abbiamo deciso di togliere una seconda tuga, una sorta di wheel-house, costruita a poppavia della tuga principale, il cui scopo era quello di riparare il timoniere dalle intemperie, idea pratica ma per nulla coerente con l’idea di recupero dell’immagine originale della barca.

    Al suo posto, sopra la sala macchine, è stata ripristinata la timoneria originale rialzata dalla coperta di circa 50 cm per permettere al timoniere un minimo di visuale aldilà della tuga.

    Si sono disegnati, a tal proposito, tutti i dettagli del cruscotto del timone per alloggiare e nascondere tutta la nuova strumentazione di bordo, il tambuccio d’entrata alla sala macchine e tutti i dettagli del corrimano così come si intravedeva dalle fotografie dell’epoca conservate dall’armatore.

    Sempre in coperta sono state rivisitate tutte le manovre, punti di scotta e di rinvio, trasto di mezzana e di maestra, posizione dei verricelli, sistemazione di dorade, culata del bompresso, attacco di trinchettina, le potenze per i bomi, ecc., il tutto tenendo presente gli ingombri originali preesistenti come tughe, lucernari, tambucci e il verricello salpancore restituito, dopo un accurato restauro e poche modifiche,  al suo originale splendore.  Infine sono stati disegnati due nuovi lucernari per il salone e per la cabina dell’armatore, quest’ultimo è stato omesso dallo stesso armatore in favore di una sfuggita d’emergenza.

 

 

     Gli interni, a differenza della coperta e dell’armamento velico, erano di più libera interpretazione, ovvero, per volere dell’armatore, non erano vincolati al rispetto della compartimentazione originale, né allo stile dell’epoca ma semplicemente avere un aspetto classico con paratie, porte e quant’altro inquadrate da pannelli. Soprattutto non dovevano mancare all’interno, tutte quelle comodità di cui si può godere oggigiorno, dall’aria condizionata a bagni da azionare con un semplice pulsante, alla cucina super attrezzata. Tutte comodità, a partire dai bagni, impossibili da costringere in compartimentazioni dell’epoca, quando si dava molta importanza alla praticità, anche spartana della vita di bordo e dove le abitudini igieniche non erano propriamente in linea con quelle di oggi.

         Nella zona ospiti la pannellatura, i mobili, gli armadi ed il tavolo da pranzo sono in legno di ciliegio, la zona equipaggio ha le paratie rivestite da un perlinato laccato panna, il rivestimento del pagliolo è in legno di teak, così come il tavolo, gli armadi ed i letti. L’interno della tuga è interamente di teak, dai mobili, tavolo compreso, al pavimento a doghe larghe (il doppio delle doghe di coperta) che fa da tramite tra la coperta e la scala di discesa agli alloggi. Come in coperta, anche in questo ambiente si è cercato di mantenere un aspetto conforme all’originale ed è qui che, all’interno di un mobile, è stata nascosta tutta la sofisticata strumentazione di bordo.

         Per tutti gli interni sono stati disegnati anche i più piccoli dettagli, come ad esempio i sollevatori dei lucernari, i nuovi oblò, completi di vaschetta raccogli goccia, e di rivestimento in cuoio delle marlette di chiusura, la sistemazione di tutte le stoviglie in cucina, i divani, i tavoli: trasformabile nel salone, fisso per quello del deck house o con ala abbattibile nella dinette dell’equipaggio; il tipo di compartimentazione studiata mi ha inoltre dato la possibilità di inserire in una nicchia una forcola veneziana su un piedistallo a mo di scultura, un particolare divertente che ha trovato i favori dell’armatore.

Quello che colpisce in tutto questo lavoro è la cura, quasi maniacale, dei minimi particolari che di fatto ha richiesto molto più tempo del previsto. 

         Oggi Iduna appare all’esterno praticamente conforme a come poteva apparire nel 1939, anche grazie ad una serie di minuziosi dettagli che ne impreziosiscono la coperta.

Per rendere tutta la coperta ancora più simile all’originale ho preteso che fossero ripristinati i rivetti identici agli originali, anche se finti, nelle parti ricostruite. Ho ripristinato la cubia di poppa anch’essa finta ma di grande impatto estetico, nello spezzare la monotonia di uno specchio di poppa molto grande e piatto, e di valore storico, visto che in origine l’imbarcazione portava l’ancora anche a poppa.