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Studio Faggioni - Yacht Design
Mestiere maestro d'Ascia

Il Maestro d'Ascia

Oggetto rif.:  
Titolo: Il Maestro d'Ascia
Magazine: Libro
Numero: Book
Anno: 2013
Allegato (pdf/doc): Book cover-20130514-115832.jpg
Ulteriori Info: Link  »» 

Un capannone di 8 metri per 5, col tetto in lamierino ondulato, le pareti esterne composte da daghe di larice incastrate e il pavimento costituito da tavoloni di pino fanno da fragrante contenitore dell'ultima testimonianza superstite nel golfo della Spezia di laboratorio-fucina del maestro d'ascia.
 
Si trova a Cadimare, in fregio alla battigia, dove una volta tutto il litorale era consacrato all'attivit? dei cantieri navali. Questi sono spariti, insieme alle prodezze di cui erano capaci: ad esempio fare carena ad un veliero coricandolo su un fianco, attraverso un ingegnoso sistema di paranchi. Ora ? sorta una piazza che prende il nome della famiglia che ha fatto la storia delle costruzioni navali nel borgo e nel golfo della Spezia: quella dei Faggioni.
 
La "baracca" di famiglia ? rimasta intatta, col suo bancone da lavoro, gli attrezzi attaccati in ordine alle pareti, foto d'epoca, santini, uno stock di legni"storti" a testimoniare che le barche nascevano nella testa dei maestri d'ascia e nei boschi.
 
Fu edificata nel 1920 da Guido Faggioni (socio del cantiere Argo delle Grazie) e dai suoi fratelli, tutti maestri d'ascia. ?Qui le barche si concepivano, tracciavano e costruivano con il garbo, ovvero con quella sensibilit? che ? anch'essa parte, forse la pi? importante, di quello che oggi chiamiamo know how? spiega Stefano, nipote di Guido, custode dello scrigno e dei suoi tesori. Come lo scafo pi? noto tra quelli usciti dalla baracca. ? quello con il quale la borgata partecip? e vinse la disfida remiera del Palio del Golfo (la gara di voga tra gli equipaggi rappresentanti le 13 borgate del golfo della Spezia) nel 1934.
 
Un"violino"che, per le rivoluzionarie forme, composto da ordinate di olmo, fasciame di douglas da 6 mm di spessore e per il suo straordinario peso di soli 54 chilogrammi, si chiamava, e si chiama, Gatto Nero. Perch?? Nel luglio di quell'anno spir? la madre dei fratelli Faggioni, Isolina, e la barca venne pittata di nero in segno di partecipazione della borgata al lutto di famiglia. Con la scomparsa di Guido, avvenuta nel 1977 la baracca rimase parzialmente attiva grazie alla volont? dei figli Ugo e Francesco che, nel frattempo, si lanciavano nello yacht design, con un valore aggiunto rispetto ai normali ingegneri ... loro avevano vissuto a pane e trucioli di legno, vivendo col tatto i piccoli grandi problemi delle costruzioni navali.
 
Ugo ne fece una professione e divent? una star internazionale della progettazione nautica, compulsandone lo sviluppo in Italia. Lo fece con le sue idee geniali ma sempre con il "cuore" nella baracca di Cadimare, dove nel frattempo giocava il figlio Stefano che, dalla scomparsa di Ugo, ha raccolto il testimone, consolidando la fama internazionale dello Studio Faggioni Yacht Design. Ed ecco qui l'altra"prova"della peculiarit? della trasmissione familiare dell'arte delle costruzioni navali. E del senso della missione che investe chi, per giovane et?, ? terminale della tradizione che viene da lontano. Non a caso la memoria del mestiere ? stata ben illustrata dal documentario video Mastri d'Ascia, Poeti del Golfo realizzato da Stefano Faggioni e Andrea Vari che hanno intervistato gli anziani protagonisti di un mondo scomparso. La baracca, intanto, ? diventata meta di scolaresche e visitatori: il suo valore museale si impone anche nelle guide turistiche.
 
Ad accoglierli, pretendendo solo attenzione, c'? Francesco, con i suoi racconti dal sapore malinconico, ma intriso di orgoglio, che si fanno anche... sprone, sfida. La baracca diventa nel 2008 il cuore pulsante di una grande impresa: la costruzione di un veliero armato a caracca sulle spoglie del relitto di una scialuppa di salvataggio. Ne ? artefice principale, su disegni di Francesco Faggioni, il comandante Fabio Castiglia, un trascinatore: la sua idea ? quella di dotare la borgata, regina del Palio del Golfo, di una barca che abbia un effetto analogo a quello della curva su una squadra di calcio.
 
II nome ? gi? un programma: Quinto Remo (quattro sono i remi dello scafo tipo Palio). l'impresa coinvolge vecchi e giovani del paese: i primi ansiosi di trasmettere alle nuove generazioni il loro sapere, i secondi messi a tu per tu con un patrimonio che, altrimenti, rischierebbe di perdersi.
Corrado Ricci

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